"Ideas change everything". È il celebre slogan di TED, format che seguo spesso perché gli speech sono sempre fonte di grande ispirazione e hanno il potere di scatenare in me scintille continue.
Tutto parte da qui: ieri sera mia madre mi manda una foto su WhatsApp. Niente testo, nessuna spiegazione, solo la foto di un sacchetto di TED con su scritto proprio quello slogan. Non so esattamente cosa volesse dirmi in quel momento, ma conoscendomi, e sapendo che la mia mente viaggia alla velocità di un'idea al secondo, credo fosse il suo modo per dirmi che, effettivamente, ogni mia intuizione potrebbe cambiare le cose, o che prima o poi cambierò qualcosa di importante.
Quella semplice foto mi ha fatto riflettere profondamente. Se sono arrivato dove sono oggi, lo devo esclusivamente alle mie idee, alla mia continua evoluzione e a quella voglia inarrestabile di mettermi in gioco.
La lucida follia di un'idea
Torniamo indietro ai primi anni 2000. Fino al 2006/2007, oltre ad avere un negozio di informatica, facevo l'agente per conto di vari operatori di telecomunicazioni, primo fra tutti Telecom Italia e Vodafone. Erano gli anni d'oro del settore, si facevano molti soldi. Eppure, pur guadagnando bene, c'era un pensiero fisso che non mi dava tregua: fino a quando potrà durare la semplice vendita di connessioni, il cui prezzo scende inesorabilmente anno dopo anno?
In quel settore, gli agenti vendevano principalmente "economicità", non competenza o professionalità. D'altronde, cosa ne sa un agente puramente commerciale di reti, cablaggi o di come si configura un router?
Da qui è nata la mia idea, il bisogno vitale di distinguermi dalla massa: diventare io stesso un Operatore di telecomunicazioni.
Ricordo ancora le parole di mia madre: "Giorgio, ma ti rendi conto? Ti metti contro Vodafone e Telecom Italia, sono dei colossi, tu che potrai mai fare!".
Io, però, ci ho voluto provare. E proprio grazie a quella scelta, a quell'idea considerata "folle", ho trasformato il mio modello di business. Sono passato dal paradosso di essere pagato "a gettone" (su un contratto venduto, per quanto ben remunerato) all'avere clienti miei, con una marginalità ricorrente mese dopo mese, anno dopo anno. Oggi il mercato degli agenti è sempre più povero e spietato, mentre la mia azienda è in piedi dal 2007, mi garantisce stabilità e, ironia della sorte, oggi anche mia madre ci lavora dentro.
Questa è l'idea che ha letteralmente cambiato la mia vita.
L'Intelligenza Artificiale non ruba il lavoro, ruba l'assenza di idee
I miei familiari me lo dicono sempre: "Tu ne pensi troppe". Hanno ragione. Fosse per me, avvierei un progetto nuovo a settimana, ma il limite è sempre stato pratico: chi li porta avanti? Ci vorrebbero risorse infinite.
Oggi, però, c'è una novità rivoluzionaria: l'Intelligenza Artificiale.
Mentre in molti si chiedono terrorizzati se l'IA ci ruberà il lavoro, io penso ai tanti che, fino a ieri, stavano dietro una scrivania a eseguire compiti manuali o a programmare su binari prefissati. Cosa faranno se non avranno idee? Che fine faranno le persone puramente passive rispetto alla loro professione?
Io uso l'IA non per inventare (le idee sono e restano mie) ma come un formidabile acceleratore. Mi permette di analizzare le mie intuizioni, capire quali possono funzionare, affinarle e, trattandosi di progetti digitali, realizzarle abbattendo costi e tempistiche che prima avrebbero richiesto un team intero. L'IA implementa, ma l'idea, la scintilla, deve essere umana.
Basta farsi un giro su LinkedIn: prima era una miniera di spunti interessanti, oggi è un continuo scorrere di post generati dall'AI, tutti uguali, o di banali copia-incolla. La massa si omologa. Il futuro, oggi più che mai (oltre a chi ha i soldi per realizzarle!), apparterrà esclusivamente a chi saprà avere idee e differenziarsi.
Una generazione di "copia e incolla"
Mi dispiace dirlo, ma oggi le persone, e soprattutto molti giovani, sono vuoti di idee. La colpa è anche dei social network, che li hanno incanalati in una visione passiva della realtà. Si limitano a subire contenuti, piuttosto che crearne di nuovi. E quando creano, spesso copiano.
Pensiamo a Khaby Lame: ha avuto un'idea geniale nella sua semplicità, ha fatto soldi a palate, e dietro di lui si è scatenato un esercito di cloni. TikTok ne è l'esempio lampante: la creatività si è ridotta a filmarsi mixando audio altrui per replicare sketch già visti e rivisti. Non si inventa più.
L'occhio del creatore: la fotografia
Da fotografo semi-professionista, so bene che le idee non possono mancarmi. Altrimenti, tanto vale cercare la bella foto di un altro, posizionarsi nello stesso punto e premere il pulsante.
Ma la verità è che quella foto non potrà mai essere identica. Ci sarà sempre un dettaglio, una luce, un taglio diverso, e quella diversità è proprio l'idea e la rappresentazione personale di chi l'ha scattata.
Nel 2013 ho partecipato a un concorso Nikon durante una crociera, dal tema "I'm your architect's eye". Sono arrivato secondo con uno scatto realizzato al museo della scienza di Valencia (lo trovate qui sotto o in copertina all'articolo). Ho giocato con i riflessi dell'acqua per creare una geometria quasi perfetta. È ideazione pura, una visione che a volte mi viene naturale catturare senza nemmeno pensarci troppo. La fotografia è selettiva proprio per questo: è creatività e ideazione allo stato puro.
E voi, che idea avete?
Tutto ciò che è novità e inventiva fa parte del mio bagaglio. Ma guardandomi intorno mi chiedo: se il domani sarà dominato dalle macchine e dagli algoritmi, quale sarà il valore aggiunto di chi si siede ad aspettare che le cose accadano?
Voglio chiudere con una riflessione e una provocazione rivolta proprio ai più giovani, che dovrebbero essere il motore e il futuro di questo Paese.
Smettete di scrollare passivamente la vita degli altri. Smettete di copiare format già vecchi. Smettete di farvi vivere dai social. L'intelligenza artificiale farà benissimo il lavoro di chi esegue, ma non potrà mai sognare al posto vostro.
Qual è la vostra idea? Perché, ricordatevelo, le idee cambiano tutto. Ma solo se avete il coraggio di averle.
