IMHO nasce dalle cose che vivo, vedo e incontro. Le racconto per provare a capire cosa dicono di noi e del tempo in cui viviamo. Non per offrire verità assolute, ma per mettere in ordine un punto di vista.
Qui scrivo in prima persona. A volte parto da un episodio concreto — una conversazione, un imprevisto, una decisione difficile — e provo a seguire la domanda che quell'esperienza ha aperto. Non sempre arrivo a una conclusione definitiva, e va bene così: mi riservo il diritto di dubitare, di confrontarmi e di cambiare idea.
Troverai riflessioni su quattro territori: quello che accade dentro di me e di noi, il lavoro e il fare impresa, il nostro essere umani digitali, e ciò che osservo fuori, nel mondo.
Perché si chiama iMHO
IMHO è una sigla nata negli angoli più antichi di internet: newsgroup, forum, chat degli anni Novanta. Sta per In My Humble Opinion — «secondo la mia modesta opinione». Si scriveva prima di un parere per avvisare chi leggeva: quello che segue non è un verdetto, è un punto di vista. Quattro lettere che erano insieme una firma e una dichiarazione di umiltà.
Mi è sembrato il nome perfetto per questo spazio, per due motivi. Il primo è la provenienza: è gergo di internet, la lingua del mondo in cui sono cresciuto e che qui racconto. Il secondo è la postura: in un web che urla certezze, mettere «secondo me» dentro il nome è una promessa di metodo — prima di ogni articolo, prima di ogni titolo, c'è già scritto che potrei sbagliarmi.
E poi c'è quella i minuscola nel logo: l'io c'è, perché qui scrivo in prima persona — ma si fa piccolo davanti alle idee. iMHO: prima l'opinione, poi chi la firma. Da lì viene anche la frase che accompagna tutto il progetto: il mio punto di vista, non una verità assoluta.
Come nascono questi articoli
Una cosa che non voglio nascondere: i pensieri, le idee e i concetti che leggi qui sono tutti miei. Nascono da esperienze vissute, da conversazioni, da cose che ho visto e che mi hanno lasciato una domanda. Nessun articolo parte da un'idea generata da una macchina.
L'intelligenza artificiale però la uso, e lo dico apertamente: mi aiuta a rielaborare i testi, a scriverli meglio e più in fretta. Il mio lavoro è un altro, e il tempo che posso dedicare a questo spazio è quello che resta: l'AI mi permette di non sprecarlo sulla forma, per concentrarlo sulla sostanza. Trovo più onesto dirlo che fingere il contrario — anche perché di AI, qui, ogni tanto si parla.
Un'ultima cosa: IMHO non è un lavoro e non ha finalità di guadagno. È il posto dove condivido pensieri e idee, punto. Se un giorno dovesse cambiare qualcosa, lo leggerai qui prima che altrove.
Chi sono
Sono Giorgio Monticelli. Mi occupo da sempre di digitale e di impresa, ma questo spazio non è un curriculum né una vetrina: è il posto in cui provo a pensare per iscritto. Se vuoi vedere chi sono e cosa faccio, mi trovi su giorgiomonticelli.com e su LinkedIn. Se invece qualcosa di quello che leggi ti lascia una domanda, scrivimi: le conversazioni migliori nascono quasi sempre così.